Relazione tirocinio

Relazione sullo svolgimento del Tirocinio Pratico Valutativo (TPV)

ottobre 2025

Durante lo svolgimento del Tirocinio Pratico Valutativo, presso il Laboratorio Psicoanalitico Vicolo Cicala, ho appreso la teoria e la tecnica psicoanalitiche applicate nel trattamento dei pazienti (al bambino, all’adolescente, all’adulto, alla coppia e alla famiglia); a tal proposito, ho apprezzato molto l’opportunità di discutere alcuni dei saggi composti da Sigmund Freud dalla fine dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento (e.g. Comunicazione preliminare sul meccanismo psichico dei fenomeni isterici, Ricordi di copertura, I tre saggi sulla teoria sessuale, Frammento di un’analisi di isteria, Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci, Lutto e melanconia, Al di là del principio di piacere, L’Io e l’Es, Inibizione, sintomo e angoscia, Perché la guerra?), partendo dalle origini della psicoanalisi e giungendo al confronto fra colleghe in merito a delle tematiche attuali (e.g. l’adattamento della psicoanalisi allo smart working nell’attualità, il narcisismo, la brutalità delle guerre e del femminicidio, la prospettiva del carnefice e delle vittime…). Inoltre, mi sono approcciata al secondo volume dell’opera I concetti fondamentali della psicoanalisi, riguardante la teoria freudiana del sogno; da questa lettura ho appreso l’importanza dell’interpretazione dei sogni, ovvero dei risultati del lavoro onirico e dei suoi meccanismi, uniti al recupero dei residui diurni e alle percezioni sensoriali. Ho partecipato all’interpretazione di sogni che erano stati ideati al momento degli incontri e anche di sogni ripresi da casi clinici; poiché i sogni costituiscono l’appagamento allucinatorio di desideri inconsci (ma non in tutti i casi), in alcuni pazienti questo processo non avviene al momento del sonno: i pazienti affetti da psicosi non sognano perché in realtà durante la veglia proiettano nel mondo esterno i contenuti del loro mondo psichico (ciò è evidenziato dalla presenza di allucinazioni).

La clinica della psicosi ha suscitato particolarmente il mio interesse; è stata trattata a partire da dei casi clinici affiancati dalla teoria di alcuni importanti autori (e.g. M. Klein, W. Bion, Ping-Nie Pao). Fra i concetti più interessanti, quelli di reverie e funzione alfa sono stati fondamentali nella comprensione dell’approccio dello psicoanalista al paziente: il termine reverie esprime l’atteggiamento mentale dell’analista che contiene gli stati emotivi primitivi (o confusi) del paziente (per poi elaborarli e restituirglieli); tramite la funzione alfa l’analista può trasformare le impressioni sensoriali ed emotive grezze (“elementi beta”) in pensieri elaborabili (“elementi alfa”), rendendo pensabile l’esperienza emotiva nei pazienti.

Inoltre, a partire dalla teoria (e.g. E. Kraepelin, N. McWilliams, G. O. Gabbard, D. Winnicott) e dall’interpretazione di ulteriori casi clinici, è stato discusso il trattamento delle psicosi entro le istituzioni (anche con la consultazione di casi clinici), in particolare nelle CTA (Comunità Terapeutica Assistita): strutture residenziali extra-ospedaliere in cui i pazienti psichiatrici seguono i loro programmi terapeutico-riabilitativi e socio-riabilitativi. Tramite tale approccio, ho appreso l’estrema importanza della consapevolezza del proprio controtransfert (in cui amore e odio coincidono) rispetto ai pazienti psicotici, la cui analisi si appesantisce in maniera notevole.

La psicoanalisi è stata indagata ulteriormente, prendendo in considerazione tre delle sue regole fondamentali (del linguaggio, della frustrazione e della reciprocità) e discutendo l’opera Tecnica del colloquio dell’autore Semi (che ha adottato un approccio critico nell’interpretazione dei propri casi clinici), consentendomi di acquisire la capacità di pensare criticamente, di andare oltre l’ipotesi diagnostica e di estendere la mia conoscenza del paziente in più colloqui conoscitivi. A tal proposito sono state svolte delle simulazioni del colloquio psicoanalitico e del suo setting, durante le quali in prima persona ho assunto sia la prospettiva della psicoanalista, sia la prospettiva di una paziente affetta dal disturbo paranoide di personalità: nel primo caso, mi sono confrontata con una paziente (interpretata da una collega) che con una certa probabilità soffriva di un disturbo d’ansia (da porre in diagnosi differenziale con gli attacchi di panico) dovuto allo stress universitario e accentuato dalla mancata possibilità di un confronto con i propri genitori (tra l’altro separati da quando lei aveva 5 anni); nel secondo caso, la paziente da me interpretata aveva dei problemi della gestione della rabbia al lavoro e a casa, dovuti alle sue frequenti sensazioni di essere perseguitata dai colleghi e di non essere creduta da nessuno (nemmeno dai familiari).

Con l’opera Lezioni sulla tecnica (di M. Klein) ho esplorato a fondo l’ambito della psicoterapia psicoanalitica applicata al bambino, all’adolescente e alla coppia; tutte queste situazioni sono accomunate dall’orientamento dell’analista all’esplorazione della mente del paziente, con distacco, interesse per la verità e controllo delle proprie emozioni. Quando l’analista si approccia al paziente, non deve farlo in modo meccanico perché è necessario che si sintonizzi con l’inconscio del paziente (attraverso il proprio inconscio, ad esempio tramite il metodo dell’attenzione fluttuante, e attenzionando i processi di transfert del paziente); ciò deve avvenire con umiltà e andando oltre le soluzioni più semplici.

Durante il percorso ho appreso le tecniche del colloquio con i genitori (nel caso in cui un bambino, o un minore, necessitasse di psicoterapia psicoanalitica) e ho studiato e interpretato, in numerosi casi clinici, dei test grafici/proiettivi, fra cui il “Test del disegno dell’albero”, il “Test del disegno della figura umana” e il “Test del disegno della famiglia”, tutti test applicati in ambito clinico (per pazienti in età evolutiva e in età adulta) e in ambito giuridico-peritale.

Inoltre, ho conosciuto la realtà dei pazienti psicogeriatrici, sofferenti di disturbi neurodegenerativi (fra cui demenze e Alzheimer), stimolati entro le strutture (presso cui sono assistiti) con varie attività volte a migliorarne la qualità di vita (anche dei loro caregivers) e a rallentarne l’avanzamento delle malattie. Ho assistito personalmente alle prove generali della Bohème presso il Teatro Vittorio Emanuele di Messina, il cui spettacolo lirico si è rivelato un elemento fondamentale nella terapia e nella riabilitazione dei pazienti psicogeriatrici.

Mi sono approcciata ai principali disturbi del comportamento alimentare (ne ho appreso le cause, il decorso e gli effetti), tramite delle letture e dei seminari e soprattutto con la consultazione di casi clinici (successivamente discussi); a tal proposito, ho appreso i metodi di diagnosi dei disturbi dell’alimentazione e l’applicazione di test psicologici impiegati nella valutazione, cui segue la presa in carico dei pazienti (indirizzati al percorso di riabilitazione più idoneo). La terapia dei pazienti che soffrono di disturbi del comportamento alimentare prevede varie attività artistiche e stimolanti, fra cui anche delle sessioni di musicoterapia, cui ho assistito personalmente (come consigliato) presso il Palacultura di Messina.

Un altro ambito di studi affrontato è stato quello dell’incontro tra le neuroscienze e la psicoanalisi; a tal proposito ho discusso il concetto di “inconscio non rimosso”, che secondo l’autore Mauro Mancia rappresenta una parte dell’inconscio non derivante dai processi di rimozione (inconscio freudiano) ma presente già all’inizio dello sviluppo psichico; secondo questa prospettiva, l’inconscio non rimosso è legato alle esperienze precoci (preverbali e affettive), vissute nella relazione madre-bambino e viene associato alla memoria implicita (conservazione di tracce emotive che sfuggono alla coscienza e che influenzano il comportamento e l’esperienza soggettiva) e alle esperienze sensoriali, corporee ed emotive.

Un altro approccio interessante che è stato adottato durante il percorso formativo è quello della psicoanalisi nelle fiabe; sono state lette le versioni originali di alcune delle fiabe di Charles Perrault (e.g. Pelle d’asino, Cappuccetto rosso, Barbablù, Cenerentola, Pollicino, Le fate, Enrichetto del Ciuffo) e inseguito sono state discusse le varie tematiche richiamate per associazione dalla stessa lettura. Principalmente è stata evidenziata la censura attuale delle fiabe lette ai bambini, che sicuramente non rispecchiano del tutto le versioni originali che erano state composte da Perrault verso la fine del Seicento. Una delle fiabe più gradite è stata sicuramente Barbablù, non solo per il coinvolgimento emotivo suscitato, ma anche per le tematiche piuttosto attuali del femminicidio e degli stereotipi (di cui sono vittime le donne) richiamate dalla lettura e discusse in gruppo.

Il percorso è stato corredato da degli elaborati da svolgere a casa individualmente e in gruppo, che insieme alle ore di gruppo studio (riservate a me alle altre tirocinanti) mi hanno consentito di riflettere su numerose tematiche e di consolidare le nuove conoscenze acquisite (continuando il processo di apprendimento avviato negli scorsi anni presso l’università); inoltre, con la guida dei dottori e delle dottoresse che mi hanno affiancata per tutto il percorso, ho avuto l’opportunità di prendere parte a dei seminari (consigliati), in cui sono state argomentate ulteriori tematiche fondamentali per la mia formazione (e.g. i disturbi del comportamento alimentare, l’interpretazione nel transoggettivo, la disforia di genere), di visionare e discutere dei film (e.g. Ragazze interrotte del 1999, A beautiful mind del 2001, La pazza gioia del 2016, Girl del 2018) e dei cortometraggi (fondamentali in quanto efficaci nel suscitare delle emozioni forti e nel trasmettere, in maniera implicita ed esplicita, numerosi messaggi), tratti dalla serie Love, Death & Robots (e.g. Pop Squad, The Drowned Giant, Jibaro).

Tutte le opere su cui ho lavorato durante il percorso sono state fornite dai dottori e dalle dottoresse e reperite presso la biblioteca del laboratorio psicoanalitico, cui avevo accesso durante lo svolgimento del Tirocinio Pratico Valutativo. Grazie alla guida dei dottori e delle dottoresse del Laboratorio Psicoanalitico Vicolo Cicala ho compiuto un percorso il cui equilibrio tra l’approccio pratico e l’approccio teorico ha reso la mia esperienza altamente formativa, coinvolgente e piacevole.

Giovanna Fortunata Fazzio


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