Redazione Psicoanalitica (9 ottobre 2020)

 IL RAPPORTO CON L’OGGETTO PRIMARIO E L’ESSERE POLEMICO

 

Secondo Winnicott nelle settimane che precedono e seguono il parto, la madre si trova in una condizione psicologica chiamata preoccupazione materna primaria che le consente di adattarsi pienamente ai bisogni del figlio. Attraverso la comunicazione diretta ed empatica, il volto materno assume l’immagine del modo in cui il bambino viene pensato dalla madre. Quest’ultima secondo Winnicott, deve essere “sufficientemente buona”  proprio nel senso di empatica, attenta, presente e tempestiva nel soddisfare bisogni del bambino ma deve anche saper somministrare la giusta dose di frustrazione che lo aiuta a crescere. Nelle madri non sufficientemente buone questo processo non avviene e il bambino non vede se stesso nel volto della madre. Il passaggio dalla dipendenza assoluta a quella relativa avviene attraverso i processi di Holding, Handling e Object presenting. L’Holding consiste nel sostegno che la madre dà al bambino nutrendolo, tenendolo in braccio e prendendosi cura di lui. L’handling riguarda invece la manipolazione corporea da parte della madre, che consente al piccolo di costruire un proprio schema corporeo. L’object presenting si riferisce invece, alla presentazione del mondo al bambino. Winnicott afferma che quando non c’è possibilità di introiettare il seno, questo crea un vuoto, il cosiddetto vuoto al centro. Ci sono persone che vivono costruendo attorno a questo vuoto e dunque riescono a formare legami soddisfacenti, altre che non ci riescono e altre ancora che non percepiscono il vuoto perché hanno avuto la possibilità di beneficiare del seno materno.

Un altro tema che è stato discusso all’interno dell’incontro è stato quello del Trauma. La parola trauma deriva dal greco “τραῦμα”, e significa danneggiare, ledere. Esso, in termini generali può essere definito come un’esperienza di particolare gravità e turbamento, che compromette il senso di stabilità e continuità fisica o psichica di una persona, proprio ciò che consente all’individuo di destreggiarsi nel mondo, nei rapporti con sé stesso e con gli altri. Nel corso dei suoi studi, Sigmund Freud, si interroga proprio sul concetto di trauma e si chiede se il trauma oltre ad essere legato ad un evento realmente accaduto, potesse essere anche frutto di fantasie. Questa dimensione ci pone degli interrogativi riguardo la nostra mente: se il sintomo può anche essere frutto di una fantasia, allora la mente non è sconvolta soltanto dall’esterno, ma anche al suo interno. Quando accade un evento catastrofico nella nostra vita perdiamo l’orientamento, ma come riteneva Sandor Ferenczi “ Quando subiamo delle catastrofi importanti, dei traumi fortemente invalidanti, si sopravvive” I traumi psichici possono avvenire nell’infanzia, ma anche nell’età adulta, con il rischio di destabilizzare una personalità già ben definita. Quando i traumi però avvengono nell’infanzia, gli effetti, sono naturalmente più pesanti, nella misura in cui il trauma deforma, lacera una personalità, quale è quella del bambino, che ancora non si è del tutto strutturata. E quindi, mentre l’adulto dispone delle risorse cognitive ed affettive per affrontarlo, il bambino, in questo senso, è costretto ad adattarsi nonostante le scarse risorse che egli possiede. Il trauma è strettamente collegato al perturbante. Esso descrive una sensazione di estraneazione e spaesamento, riguarda qualcosa che prima era familiare nella vita psichica dell’individuo e poi diventa mostruoso, generando in lui angoscia e terrore, dando così forma ad un’esperienza emotiva che fa traballare momentaneamente le certezze acquisite, consolidate e il modo di vedere il mondo. Ad esempio, nel caso in cui avvenga un abuso in famiglia, al bambino viene sottratta la sensazione di essere a casa, di essere al sicuro, viene infranta la certezza della famiglia come luogo protetto e delle figure identificative; perché come sappiamo i bambini vivono delle relazioni intense e di vitale importanza con gli adulti e in particolare con le figure di attaccamento, affidandosi fiduciosamente alle loro cure e attenzioni. Quando avviene un abuso quindi, vi è una trasfigurazione imprevedibile del volto dell’altro, vi è un tradimento.

Un’ ultima questione trattata sul finire dell’incontro è stata la condizione tipica di alcune persone le quali presentano un atteggiamento polemico. Esse in alcuni casi possono non riconoscersi come portatrici di un problema, e vivono la loro vita senza sentire il bisogno di parlarne con un terapeuta. L’attenzione in questo caso deve focalizzarsi sui loro modi di fare, su come esse si rapportano agli altri e su come comunicano i propri bisogni. Le persone polemiche, sono estremamente ipercritiche. Esse infatti tendono sempre a voler esprimere il proprio punto di vista anche se nella maggior parte dei casi risultano inopportune. In alcuni casi si direbbe che questa problematica sia dovuta al fatto che essi si portino dietro delle gravi carenze dal punto di vista genitoriale come la mancanza d’amore materno, le umiliazioni, e riconoscimenti mai arrivati. Nella maggior parte dei casi la persona polemica ha mancanza di consapevolezza di tutto ciò per cui continua a sempre a “mettere in scena” lo stesso schema. La parola “Polemico” deriva da “Πόλεμος” che significa guerra in Greco, infatti questi soggetti è come se si trovassero in una perenne guerra con il mondo, il quale è come se non avesse mai riconosciuto i bisogni della persona in questione. Per questo motivo il soggetto parte già carico di astio ed in ogni occasione tende a dire la sua. Anche quando questa occasione sembra sfuggire, il soggetto polemico crea un situazione problematica dal nulla. Questo tipo di atteggiamento e predisposizione verso il mondo potrebbe portare a due conseguenze: La prima è una difficoltà costante nelle relazioni. La seconda potrebbe essere l’impossibilità di evolversi e di maturare, in quanto il soggetto rimane sempre ancorato in questa situazione poco piacevole e ripetitiva. In casi come questi, qualora la persona percepisca la propria situazione come problematica, sarebbe da consigliare un terapia psicoanalitica in modo da prendere coscienza del perché si agiscono determinati comportamenti che alla fine risultano fini a se stessi.

Valeria Rizzo

Alessia Bruccini

Miriam Frisone

Elena Morgante

Chiara Cardile

Federica Arena

Arianna Pappalardo