REPORT SUL SEMINARIO “MALINCONICO ENTUSIASMO”
ottobre 2025
Il seminario che abbiamo seguito si è aperto con delle riflessioni, da parte del dottore Correale Antonello, sul “malinconico entusiasmo”, ossia un termine che indica la malinconia di sentirsi parte di un tutto che non possiamo contenere. Il tema del lutto e della melanconia è stato analizzato da Sigmund Freud nel celebre saggio “Lutto e melanconia” (1917). Secondo Freud, il lutto rappresenta una reazione naturale alla perdita di una persona amata o di un oggetto significativo. In questa condizione l’individuo soffre, ma riesce progressivamente ad accettare la realtà della perdita, a staccare l’energia affettiva dall’oggetto e a reinvestirla altrove. Al contrario, nella melanconia (che corrisponde oggi in gran parte alla depressione), la perdita non viene pienamente accettata: la persona si identifica con l’oggetto perduto e dirige l’aggressività contro sé stessa. Questo spiega il senso di colpa, l’autosvalutazione e la tristezza profonda, tipici della depressione. Proprio per questo, si può dire che la depressione è un lutto mancato, poiché il soggetto rimane legato alla perdita e non riesce ad elaborarla in modo sano. Il dolore resta “bloccato“ e impedisce di tornare a vivere pienamente.
Se accettiamo questa malinconia, il lutto può generare una ricerca, una curiosità o un’attrazione. Nel corso della discussione è stato citato il pensiero di Hegel, che afferma “non c’è soggettivazione senza coscienza infelice”. Questo ci spiega che, nel momento in cui sappiamo di esistere, sentiamo un senso di infelicità, un passaggio dall’universale al particolare. Noi esseri umani abbiamo sempre nostalgia verso l’universale perché saremo sempre parte di esso.
A partire dall’affermazione di Hegel, viene ripreso il concetto ideato da Freud di quello che lui definisce come “sentimento oceanico”, ossia un sentirsi immerso in un’immensità, che è un sentimento che si trova alla radice della religiosità. Questo concetto pone le sue radici in un certo tipo di rapporto del bambino con la madre, poiché in certi momenti la madre diventa il suo mondo, un vero e proprio universo, e quindi non solo una portatrice di cura e protezione che soddisfa i bisogni. Per il bambino, le braccia della madre sono le braccia del mondo stesso, accoglienti, avvolgenti, protettive, che fungono da metafora per quello che viene definito “malinconico entusiasmo”.
È importante fare una distinzione tra quello che è il sentimento oceanico e la fusione: il sentimento oceanico è un’esperienza in cui l’Io resta integro ma entra in relazione con l’infinito, provando al tempo stesso vicinanza e distanza; nella fusione, l’Io si annulla e manca il dialogo. Molti non riescono a tollerare questo sentimento e si rifugiano nell’attaccamento alle cose o nel controllo. Anche nel rapporto madre-figlio, come detto prima, è fondamentale che la madre trasmetta anche il legame col mondo, non solo con sé stessa. Il bambino ha bisogno di sentire che la madre è curiosa dell’esterno e capace di relazioni multiple: questo lo aiuta ad aprirsi al mondo.
Viene mostrato anche un esempio per chi presenta una struttura borderline di personalità, che fatica a sopportare il dolore, ma esso può essere affrontato anche con l’introiezione o la condivisione, cioè dandogli parola. Questo rappresenta un passaggio importantissimo verso una forma più matura di relazione con sé e con l’altro. È proprio qui che viene ricollegato il concetto di malinconico entusiasmo, cioè un’apertura emotiva che nasce dalla malinconia ma che la trasforma in generosità e desiderio di incontro.
Realizzato da:
Giorgio Gandolfi
Benedetta Occhiuto
Giuseppe Spadaro
Martina D’Angelo
Alessandra Russo
Angelica Guardione






