Report “L’eretica e le altre”
6 marzo 2026
Giorno 6 marzo 2026 abbiamo avuto l’opportunità di partecipare alla conferenza riguardo la raccolta enigmatica di poesia “L’eretica e le altre”. Una critica sociale e del sociale, con riferimenti ad argomenti di attualità, facendo particolarmente attenzione alla disagiante e sbilanciata questione lavorativa e paritaria di gender. Il libro si è presentato come tentativo poetico di mettere sotto una luce diversa la narrazione femminile, alla libertà poetica, creando uno spazio entro il quale le figure possano esprimersi senza dover servire a qualcuno. Le figure che popolano il nostro immaginario collettivo come la Vergine Maria, le Muse, le Ninfe, le grandi Dee dell’antichità, hanno in comune l’attribuzione di una definizione non proveniente da loro, una voce non loro. Sono state madri di, figlie di, compagne di, o muse ispiratrici di qualcun altro. Sono state funzionali e utili a spiegare il mondo, a decorarlo, a incarnare la cura o la bellezza. Ma cosa accadrebbe se queste protagoniste, stanche del ruolo assegnato, decidessero di scioperare? È da questo interrogativo radicale che nasce “L’eretica e le altre” di Gaia Gongio.
Abbiamo trovato interessante lo spunto relativo alle figure femminili trattate nella mitologia greca “Naiadi” e Nereidi” le quali, nella mitologia, in particolare la teogonia di Esiodo e l’odissea di Omero, assumevano un ruolo prettamente secondario, se non avverso. Al contrario, in questa poesia, appaiono protagoniste facendosi spazio tra le teste di Perseo.
L’autrice, infatti, racconta che il fine principale era proprio quello emerso dalle nostre perplessità riguardo l’audace tecnica narrativa, che risulta essere innovativa nella scelta lessicale di creare delle poesie minute, ma poste in centro pagina, partendo dalle definizioni delle parole crociate. Frasi nate per un contesto ludico e popolare vengono strappate alla loro funzione originaria e incollate diversamente. È un processo di collage che trasforma l’ordinario in straordinario. Questa scelta non è casuale: proprio come le donne della storia sono state incasellate in griglie rigide, come quelle di un cruciverba, l’autrice rompe quegli schemi, usa quegli stessi frammenti per costruire una narrazione di libertà. La raccolta si divide in due territori politici e poetici.
Le Eretiche, quali figure spiritualmente insubordinate. Si tratta delle dee madri, trasformate dal cristianesimo in madonne silenziose, che riprendono la loro energia viva e pesante. Qui le Naiadi non sono più vittime degli eroi, ma testimoni di un mito ribaltato. L’eresia diventa, finalmente, lo spazio del possibile.
Le Caustiche sono le voci che “bruciano”. Sono le donne che disturbano, quelle che usano l’ironia, il sarcasmo e la dissonanza. Sono le donne che “non c’entrano”, che non pregano e che, finalmente, si riappropriano del diritto sacrosanto di non piacere. Il filo rosso che unisce queste pagine è la disobbedienza. Sono presentati soggetti che si autodeterminano, smettono di essere dei simboli da interpretare e diventano persone che fanno rivoluzioni.
Durante l’incontro sono state chieste delucidazioni su alcune poesie. Tra le quali:
“Luce del porto,
per chi sei?
Laggiù in fondo
Sono tutti morti. ”
È stata interpretata dall’autrice in chiave moderna: la luce del porto è personificata nella figura femminile, che cerca di far fronte ad un’emergenza inquadrata in un processo storico ampio ma dedicata alla tragedia del mare. Infatti successivamente aggiunge che nel Mar Mediterraneo vediamo sempre meno negli occhi quotidiani la tragedia che viene compiuta. Ci è subito saltato all’occhio il quantitativo e l’impiego di figure ecclesiastiche come temi principali delle suddette poesie. La fruizione delle figure femminili va a creare una sorta di contrapposto per appianare le divergenze tra sacro e umano, infatti, la figura della Madonna, viene spesso citata e de-naturalizzata del suo status per apporla ad un contesto ben più vicino al nostro. Ogni componimento di questa silloge è ispirato a un’entità femminile, di cui si immaginano nuove gesta, nel solco di un protagonismo storicamente osteggiato, ridimensionato o strumentalizzato dalla classicità al cristianesimo, fino ai giorni nostri: grandi dee trasformate in sante madonne, medichesse in streghe, personaggi della letteratura popolare in pin-up o angeli del focolare.
“La Vergine Maria
Tra pochissimo sarà madre.
Intervento non richiesto in affari altrui.”
L’autrice spiega la scelta dei versi immaginando che si parlassero a vicenda. Vede la vergine Maria come emblema della maternità e ha anche un emblema sessuale in ambito religioso.
Come se nessuno si chiedesse se effettivamente volesse diventare madre.
Tra le varie poesie che più ci hanno suscitato curiosità, anche per i contesti più recenti in cui potrebbe essere applicata, è stata una riguardante le controverse affermazioni di J.K. Rowling, nota scrittrice e creatrice di “Harry Potter” , al centro di una tempesta mediatica per le sue dichiarazioni transfobiche.
“Dea della discordia
invita a casa
la J.K. creatrice di Harry Potter
e
lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer.”
La poesia vedeva la scrittrice posta in una stanza assieme a tutte le categorie da lei demonizzate, Giongo ha fantasticato sulle possibili scene e interazioni che avverrebbero tra le parti. Gli studi al Vicolo Cicala, hanno posto maggiore attenzione all’importanza opinioni basate sul nostro vissuto, ma soprattutto accettare e apprendere altri pareri e soprattutto altri punti di vista. La stimolante visione sulla realtà della Giongo, ci ha permesso di arrivare proprio a questo fine. La modalità di racconto ci apre a nuove interpretazioni sul vissuto e pone le basi per una riflessione più strutturata e in chiave poetica. Anche la copertina è da mettere sotto esame, l’immagine presenta un collage fatto con le riviste americane “life”, l’immagine di un’eretica viandante e vagabonda che ha dentro di sé tutti i paesaggi che visita nella sua strada da errante e rimangono in lei.
In conclusione, le poesie di Gaia Gongio si collocano all’incrocio tra letteratura e gesto artistico, come performance verbali. Sono come atti di sottrazione e resinificazione, maschere che si rompono e ruoli che si incendiano, un immancabile spunto di riflessione da un altrettanto importante punto di vista vario e fresco. Non è solo una raccolta di poesie è una costellazione di voci che non chiedono il permesso di esistere. Leggendo questi versi brevi e incisivi, ci accorgiamo che la storia può essere riscritta. Che le maschere si possono rompere. E che, alla fine, queste creature ibride e scomode ci invitano a fare lo stesso: a uscire dagli angolini riservati della storia per diventare, finalmente, i soli protagonisti del nostro racconto.
Di Stefano – Gazzara – Natoli – De Gregorio – Amara – Sapienza – Mantineo Coppolino






