Mariantonietta Leuzzi -Università degli Studi di Messina

10c

Le pagine dell’isteria.
“Qui sospesa, in un vuoto di cui il buio è padrone, il mio corpo vaga senza meta. E’come acrobata su un sottile filo di speranza, che tende sempre più a sparire. Sento un suono, debole e lontano, è l’eco dei miei pensieri, sembrano uscire dalla mia mente come voce, non sono io a controllarlo, liberamente mi avvolgono in una morsa di dolore. Ricordi, illusioni e poi sconfitte, delusioni, ecco cosa mi tormenta. Guardami, li vedi i miei occhi? Spenti, tristi e offuscati dalle lacrime. Guardami, la mia bocca? Il sorriso è un’utopia. Le vedi queste mie mani tremanti? Hanno paura di agire, di abbracciare, così fredde. E il mio viso? Pallido come un cielo d’inverno, gelido agli occhi della
.
gente.
Ma dentro, lì dove riposa il sospiro più profondo, la gioia vera, nel mondo che ognuno ha e che a volte dimentica, arde un fuoco nella mia anima! Ogni giorno mi consuma sempre di più, ma è la mia fonte di vita. Mi riscalda quando mi rifugio in quella sua stanza e mi fa compagnia nei momenti di solitudine.
A volte mi addormento e il sogno mi è amico, mi guardo intorno e vedo persone, amici che sorridono, amori che consolano e mi sostengono, e poi loro, i miei cari, che mi amano e che sanno chi sono. Ecco le sue parole, mia madre, così vere penetrano la mia anima arrivando in quel luogo segreto. Mi turbano per la loro così profonda essenza, mi risveglio!
Di nuovo di fronte alla realtà le mie speranze cominciano a mancare come forze dopo lunghi sforzi. Eppure quando alzo gli occhi al cielo, le nuvole mi sorridono, un raggio di sole mi sfiora, quale dolce sensazione! Tutto improvvisamente si illumina e cerco di tenere alto lo sguardo affinchè possa durare, ma poi perché non ce la faccio? Cos’è che m’impedisce di essere ciò che vorrei, una persona solare e felice. Cos’è che mi fa sempre temere?
Vorrei vincere questa guerra ma non ho il coraggio di impugnare la spada e sconfiggere questo nulla. Sono spinta a credere che tutto cambierà. Se solo conoscessi il corso degli eventi, saprei come comportarmi, ma nessun uomo può attingere all’ignoto che sta al di là della realtà apparente. Cercare ciò che per natura è misterioso, è un progetto destinato a fallire. Si, ci saranno momenti in cui sentirò il bisogno di rinascere, ma tutto è come un grande cerchio, tornerò sempre al punto di partenza. Un giorno tutto questo sarà solo un ricordo: la sorte dell’uomo è questa, vivere nei ricordi di chi ti ha voluto bene. Così spero che quel luogo dove riposerò sarà bagnato non solo dalla pioggia, ma anche da dolci lacrime di dolore asciugate da petali di fiori, lì come addormentati illumineranno coi loro splendidi colori la tristezza di quel marmo, scrigno di me, ormai spenta. Se almeno questa mia speranza si avvererà, vorrà dire che molte altre si saranno realizzate”.
Mi sorpresi a osservare quel dolce tormento impresso sul viso di una adolescente mentre scriveva queste pagine di diario. Mi vennero in mente le parole di Saba “Sento che la tua voce amara è fatta per il mio cuore”, mi venne in mente mia madre.
Quel ponte di fronte ci appariva come parte del sentiero della vita, che può condurre alla sanità o alla malattia, mi chiesi se come quelle persone lassù, molte altre percorrono una via verso l’una o l’altra meta, e se giunti dal lato sbagliato si possa cambiare, con l’aiuto di chi può “portare l’isterica dalla riva dell’isteria a quella della femminilità” (Bollas). Senza dubbio era nutrita, ma non appagata, forse invidiosa di chi là in erma, stava godendo dell’ebbrezza dell’alto, sorretto da un cavo che da sicurezza. “Perché loro gioiscono e io rimango qui ad attendere?”. Avevo la sensazione di toccare i suoi pensieri e quella paura di raggiungere ciò che consapevolmente desiderava. Qualcuno non aveva saputo aspettarla, l’aveva temuta nella sua innocenza e adesso lei restava lì, a osservare il freddo. Vedevo il riflesso di quel ponte sul suo viso assumere la forma di una ragnatela, in cui si sentiva intrappolata. Continuava a cercarsi in occhi sconosciuti, pur non riuscendo a vederli da vicino. Forse in quel pezzo di cielo, sarebbe riuscita ad allargare il proprio orizzonte e a conoscere il mondo. Si stava forse domandando cosa significasse andare verso quel vento che spesso soffia contro i propri passi, tanto forte da penetrare la parte più intima in modo indelebile, e se fosse possibile al contempo creare propri spazi di libertà.
Rimase immobile a contemplare quello scenario consolatorio, non era pronta a salire. Temeva il vento, sentiva di non avere un cavo sicuro, allungò la mano spinta dal desiderio di afferrare tutto, ma prese solo un pugno d’aria.


dalla nostra pagina Facebook

Un interessante appuntamento in cui la filosofia dialogherà con la psicoanalisi. ... Leggi per interoRiduci testo

4 giorni fa  ·  

Leggi su Facebook