Il campo di grano

In ricordo del prof. Francesco Siracusano

Durante gli anni del training della SPI, mi capitò, assieme ai colleghi con cui condividevo l’esperienza, di fare un viaggio di ritorno da Roma a Messina, assieme al professore.
Eravamo in sei ed eravamo contenti e soddisfatti di aver riempito una cabina del vagone, cosicché potevamo avere l’agio di chiacchierare in libertà senza disturbare (o sentirci disturbati) dalla presenza degli altri viaggiatori.
Per tutto il tempo del tragitto parlammo instancabilmente, ci fu un fitto e caldo commentare le giornate romane, di studio, che si erano appena concluse.
Il professore occupava il posto laterale, accanto alla porta scorrevole, era brillante e allegro, elegante nel suo abito blu; accettò di condividere con noi le caramelle gommose e le liquirizie multiformi che (era questo per noi, pendolari “quindicinali”, un rito) compravamo all’interno della stazione Termini prima di partire.
All’ora di pranzo ci trasferimmo nel vagone-ristorante per mangiare un boccone. Ci sedemmo dietro un tavolo che ci consentiva di guardare fuori dal finestrino così, mentre mangiavamo, potevamo ammirare il paesaggio che scorreva.
C’era molta luce, o questo appariva.
Ad un tratto lui ci zittì tutti: “Guardate, guardate”- disse con tono estasiato indicando un campo di grano che “passava” davanti ai finestrini.
Pensai: “ E’ un campo di grano, cos’altro dobbiamo vedere di così estasiante?”
E lui: “Vedete il movimento…il vento che tocca le spighe…vedete come il movimento le fa cambiare di colore?”
In effetti lo spettacolo era stupefacente.
Si poteva vedere un’infinita distesa di spighe di grano che andava cambiando colore toccata da folate di vento che soffiando su di esse le piegava, ora in una direzione, ora in un’altra, conferendo sfumature di colore inimmaginabili e sempre diverse.
Restammo in silenzio a guardare con lui quello spettacolo, meravigliati più della sua meraviglia che dall’immagine.

Durante i suoi ultimi seminari al Laboratorio Psicoanalitico di Messina, sul pensiero di Bion e di Matte Blanco, in cui non si stancava di raccomandarci nel guardare le cose di “vedere il verso e il converso”, ho ripensato a quel giorno … e ho collegato.
Lui ci ha insegnato che la mente ha un suo movimento , libero, che và in diverse direzioni, anche opposte e che bisogna tollerarne la contraddizione apparente. Movimento come elemento vitale (quello che increspa l’acqua in cui si specchia Narciso – diceva), movimento che combatte l’immobilismo, la paralisi della mente che, invece, come un campo di grano al vento deve potersi agilmente muovere e produrre pensieri che vadano in ogni direzione, come le spighe cangianti, che assumono forme e colori affascinanti e differenti … e di questo potersi, sempre, meravigliare e incuriosire.
La visione psicoanalitica con la quale osservava i fenomeni sociali, da sempre, è stato un elemento che contraddistingueva il suo lavoro. Recentemente ci aveva seguiti nell’analizzare “personaggi” che l’attualità del nostro tempo ci propone in maniera incalzante (“il kamikatze”, “la madre-assassina”) nelle loro implicazioni inconsce oltre che culturali.
I suoi seminari iniziavano con queste parole: “Che cosa stà succedendo nel pensiero degli uomini? E nel desiderio? E nell’inconscio?”
La sua tesi era che sia indispensabile come analisti, diventare studiosi del fenomeno sociale, porci delle domande senza avere la pretesa di ottenere le risposte che il nostro assetto interno si aspetta di accogliere. Per far questo, raccomandava, è necessario esercitare la mente affinché il pensiero possa spingersi con abilità nei luoghi dell’inconscio che si attualizza continuamente attraverso comportamenti sociali e individuali, aldilà dei sintomi.
“L’imprevedibilità di certi eventi – diceva – che sempre più spesso ci raggiungono, supera la possibilità di pensarli ed è allora che essi diventano qualcosa di inspiegabilmente distruttivo ma anche di meraviglioso”.
Il professor Siracusano ci ha lasciato un patrimonio inestimabile in cui la sua precisione didattica insieme alla sua elasticità mentale e alla semplicità dei “grandi”, ci sostiene e ci indirizza nel nostro operare psicoanalitico, in questa aspra e autentica terra di Sicilia.

Donatella Lisciotto
Via Legnano n°32
Messina


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